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sabato 3 ottobre 2015

L'MP3/MP4 che mette in scacco Android

Conoscete Stagefright? Ebbene, se siete possessori di un dispositivo Android, dovreste preoccuparvene se non altro, infatti sono 1,4 miliardi i terminali Android in circolazione in tutto il mondo, potenziali vittime del nuovo bug.


Tutte le versioni sembrerebbero essere vulnerabili alla nuova falla scoperta dalla firma di sicurezza Zimperium che può essere eseguita semplicemente con la riproduzione di un file audio o un file video, rispettivamente nelle estensioni MP3 ed MP4.

La falla si compone di due bug:

  • il primo si trova nella libreria libutils disponibile su tutte le versioni Android dalla 1.0 in poi. Questa può essere sfruttata anche sui dispositivi più recenti e protetti sfruttando una seconda vulnerabilità. 
  • quest'ultima si trova all'interno della libreria libstagefright, utilizzata per l'elaborazione dei file multimediali. 
Se utilizzate insieme, le due falle permettono agli aggressori di eseguire codice malevolo anche sugli smartphone mossi da Android 5.0 e successivi. 

Secondo Zimperium la vulnerabilità si trova nel processamento dei metadati all'interno dei file, quindi basta eseguire un'anteprima degli stessi su applicazioni di terze parti o attraverso i servizi nativi del dispositivo per consentire all'exploit di prendere piede al suo interno. 

Se il primo bug Stagefright rendeva vulnerabili i dispositivi Android via MMS: il vettore per la nuova versione scoperta può essere il browser web, o applicazioni di terze parti come media player o client di messaggistica. 

Il sistema di protezione nativo usato su Android risulta vagamente efficace contro gli attacchi Stagefright, con Google che è chiamata nuovamente in causa per rilasciare una patch di sicurezza apposita per il suo sistema operativo. 

Big G si è già fatta sentire mostrandosi più che solerte: la patch verrà rilasciata la prossima settimana, con il roll-out sui dispositivi Nexus che avverrà nei giorni successivi. Per i dispositivi di altri brand ci vorrà invece qualche tempo in più, per i possessori di vecchi smartphone e tablet invece...
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mercoledì 30 settembre 2015

Google annuncia New Chromecast

Nella giornata di ieri, Google ha presentato i nuovi smartphone Nexus, declinati in due versioni, rispettivamente Nexus 5X, Nexus 6P e il nuovo tablet Pixel C. 


Insieme ai nuovi devices già citati, è stata presentata anche la nuova Chromecast. La prima novità che balza all'occhio è l'aspetto estetico, notevolmente rivoluzionato rispetto al predecessore: il dongle HDMI ha adesso un form factor circolare ed è proposto in tre colori differenti, nero, rosso e giallo.

Anche qui, come sulla nuova Apple TV, manca il supporto per lo stream 4K, la risoluzione massima supportata è la Full HD. 

L'applicazione Chromecast per iOS e Android viene ampiamente ridisegnata per far sì che la ricerca (anche vocale) dei contenuti sia più semplice rispetto al passato. I contenuti possono essere trasmessi con più efficacia al dongle grazie al supporto della funzionalità "Fast Play" e al supporto di reti Wi-Fi 802.11ac anche a 5GHz. Il dongle può inoltre scegliere dinamicamente quali antenne utilizzare fra le tre disponibili, in modo da garantire sempre la migliore ricezione possibile.

Il nuovo Chromecast consente inoltre di riprodurre in streaming i giochi da un dispositivo mobile, sia iOS che Android. Sarà possibile anche visualizzare contenuti differenti sul TV e sul display del dispositivo esterno, in modo da utilizzare quest'ultimo come controller di gioco. Con un singolo dongle HDMI collegato al televisore possono giocare fino ad un massimo di quattro utenti contemporaneamente.

Il nuovo Chromecast viene fornito con un cavo d'alimentazione da 1,75 metri, pesa 39 grammi e ha due porte: una HDMI per la connessione al TV e una micro-USB per l'alimentazione. Il device è dotato di RAM a 512MB DDR3L,  supporto alla risoluzione Full HD e la più vasta compatibilità con le connessioni wireless.

Nonostante le novità, il nuovo Chromecast è disponibile, in Italia,  allo stesso prezzo del predecessore, ovvero € 39. Lo stesso sarà disponibile sin da subito attraverso il Google Play Dispositivi.

La stessa Google, in occasione del lancio di Chromecat, ha lanciato sul mercato un nuovo dispositivo, denominato Chromecast Audio.

Si collega ad un impianto stereo tradizionale via jack da 3,5mm e consente di inviare l'audio via wireless anche a impianti di vecchia concezione ma non per questo poco validi sul fronte sonoro. 

Se Chromecast trasforma in Smart TV i televisori più vecchi, Chromecast Audio rende più smart gli stereo tradizionali.


Chromecast Audio deve essere comunque collegato ad una fonte d'alimentazione esterna e dispone di un accesso guest per eventuali ospiti non collegati alla rete Wi-Fi domestica.

In futuro arriverà anche il supporto per l'audio multi-room, con cui gestire facilmente più impianti collegati ad altrettanti dongle. I due dispositivi condividono il prezzo, con Chromecast Audio che è già disponibile anche in Italia al prezzo di € 39 su Google Play Dispositivi.
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venerdì 25 settembre 2015

Data di rilascio di Android 6.0 Marshmallow

Un documento appartenente a Telus, grosso operatore telefonico canadese, avrebbe rivelato la data in cui avrà inizio la distribuzione di Android 6.0 Marshmallow.


Stando a quanto trapelato, sarà il 5 ottobre che i primi dispositivi Nexus compatibili riceveranno l'aggiornamento via OTA, con il roll-out che potrebbe concludersi in pochi giorni. È inoltre probabile che il sistema operativo verrà rilasciato anche via factory image nella stessa data.

Al momento è invece difficile prevedere quando l'ultimo aggiornamento arriverà anche sui dispositivi di terze parti, visto che sarà cura dei produttori prepararlo e "personalizzarlo", e dei vari operatori telefonici diffonderlo agli utenti finali.

Le varie società, come Samsung, HTC, Sony ed LG potrebbero annunciare i piani del rilascio di Marshmallow sui propri dispositivi rilascio nelle prossime settimane, con i primi aggiornamenti importanti che dovrebbero arrivare entro la fine dell'anno.

I primi smartphone a ricevere Android 6.0 Marshmallow già dal 5 ottobre saranno Nexus 5 e Nexus 6, oltre ai nuovi LG Nexus 5X e Huawei Nexus 5P che lo avranno ovviamente installato già al primo avvio.


Google lancerà i due smartphone il 29 settembre all'interno di un evento già ufficializzato, in cui la società potrebbe togliere i veli anche da un nuovo modello di Chromecast ed altri dispositivi non ancora rivelati al pubblico.
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martedì 28 luglio 2015

Android: 95% dei dispositivi vulnerabile ad hack non individuabile

Alcuni ricercatori hanno trovato una vulnerabilità sul sistema operativo Android che, potrebbe consentire l'accesso da remoto ad un eventuale cracker, senza che l'ignaro utente se ne possa render conto.


La vulnerabilità è presente su una percentuale enorme di dispositivi attualmente in circolazione, ovvero su tutti i terminali equipaggiati con release 2.2 o successive (versione 6 esclusa).

Sarebbe quindi circa il 95% della base d'utenza di Android ad essere vulnerabile al nuovo hack. La serie di falle è presente in una media library utilizzata per processare i file multimediali chiamata Stagefright, e l'argomento verrà ulteriormente approdondito durante la conferenza di sicurezza Black Hat 2015, e al Def Con il prossimo mese di agosto.

Gli aggressori possono prendere il controllo del dispositivo semplicemente inviando un file multimediale via MMS curato ad-hoc. Il possessore non ha inoltre modo di accorgersi che il dispositivo è stato violato: dopo aver iniettato il trojan sul terminale, è possibile infatti eliminare ogni traccia dell'hack, rendendo apparentemente impossibile individuare la manomissione una volta effettuata.

Una volta che l'exploit è completato, chi ottiene l'accesso al dispositivo può gestirne il microfono, accedere ai file, leggere i contenuti delle e-mail e ottenere le credenziali personali del possessore:

Si tratta di vulnerabilità estremamente pericolose perché non richiedono che la vittima compia alcuna azione

ha sottolineato Zuk Avraham, CTO di Zimperium.

A differenza di altri attacchi dove la vittima deve ad esempio aprire un file o un allegato, questa vulnerabilità può essere attivata "anche durante il sonno del proprietario", specifica il dirigente della compagnia di sicurezza. Il dispositivo, infatti, subisce l'hack alla ricezione del file MMS, e riproducendo l'anteprima nella notifica, il codice dell'hack viene iniettato senza generare alcun effetto visibile.

La patch che risolve il problema è stata inviata a Google lo scorso aprile, ed è stata aggiunta al codice AOSP in pochi giorni dalla stessa compagnia di Mountain View. Tuttavia, pare che l'unico terminale ad oggi non soggetto alla falla di sicurezza sia Nexus 6, con Nexus 5 che resta ancora vulnerabile.

Secondo Zimperium, considerando che molti produttori abbandonano i propri dispositivi dopo 18/24 mesi non rilasciando più alcun aggiornamento, è probabile che dei 950 milioni di dispositivi attualmente vulnerabili, almeno 500 milioni manterranno la loro vulnerabilità per sempre.

La sicurezza degli utenti Android è estremamente importante per noi, così abbiamo risposto rapidamente e le patch sono state già fornite ai partner, che possono applicarle a qualsiasi dispositivo

ha comunicato Google in una nota. 

La maggior parte dei dispositivi Android, tra cui tutti i dispositivi più recenti, hanno molte tecnologie progettate per rendere più difficili eventuali exploit. I dispositivi Android possono anche includere una sandbox per le applicazioni progettata per proteggere i dati degli utenti e le altre applicazioni sui dispositivi.

Adesso che la falla è pubblica, la palla viene passata ai produttori di terze parti, che hanno il compito di introdurre il fix nel codice delle loro personalizzazioni del sistema operativo:

Questa vulnerabilità è stata identificata in ambiente di laboratorio sui vecchi dispositivi Android e, per quanto ne sappiamo, nessuno è stato colpito dal virus [...] Non appena ne siamo venuti a conoscenza, ci siamo subito attivati per inviare ai nostri partner un bug fix per proteggere gli utenti.

ci ha specificato un portavoce di Google. 
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mercoledì 15 aprile 2015

Progetto Fi: così Google diventa MVNO

A Gennaio vi avevamo parlato dell'intenzione di Google di diversificare il proprio business, approcciandosi al mondo della telefonia, seppur in modo un po' particolare.


Nonostante non approderà sul territorio nazionale, si suppone andrà a stimolare la competizione del settore telefonico d'oltreoceano. Google, come già anticipato mesi fa, diventerà presto un operatore telefonico virtuale (MVNO).

A confermarlo è stata la stessa società al Mobile World Congress che, durante l'evento Sundar Pichai (tenutosi a Barcellona), aveva palesato l'intenzione di offrire un servizio wireless a "corto raggio", ovvero sarebbe diventato un MVNO (mobile virtuale network operator).

Acquistando il diritto d'uso delle reti di un operatore telefonico vero e proprio, Google avrebbe cominciato presto ad offrire un proprio servizio per la connettività in mobilità. A tal proposito, però, giungono le indiscrezioni di Android Police.

Le novità sono state intraviste all'interno del codice di un'applicazione chiamata Tycho, presente su un firmware di Nexus 6, pubblicato probabilmente per errore su un sito chiamato MotoFirmware.center.

Il firmware faceva parte di una versione per tester e addetti ai lavori, ed è stato infatti subito rimosso successivamente alla pubblicazione del report di Android Police.

Tycho è l'applicazione per gestire il servizio e quest'ultimo dovrebbe essere chiamato proprio "Fi". Si tratta probabilmente di nomi in codice, anche se di "Fi" all'interno del firmware appare anche il possibile logo.

L'app consente di monitorare spese, utilizzo dei dati nel piano tariffario e di gestire determinati dettagli sul piano scelto. Attraverso il software si potrà anche cambiare il numero telefonico, o attivare e chiudere un determinato account.

Il concetto alla base di "Fi" è che il cliente paga quello che usa, all'interno comunque di un abbonamento "flat".

Una volta superato quanto concesso dal proprio piano tariffario, ad esempio, Google ci farà automaticamente pagare una tariffa prestabilita per ogni gigabyte extra utilizzato. Nell'account si potranno addebitare anche delle spese "Extra", probabilmente, specula la fonte, relative ad acquisti su Google Play Store o sui servizi proprietari di Big G.

Project Fi utilizzerà in America le reti di T-Mobile e Sprint, con una funzionalità di auto-switching che permetterà di scegliere la migliore sulla base della qualità in un dato momento del segnale offerto da entrambe le scelte.

Non poteva mancare la parte relativa ai banner pubblicitari: Google starebbe pianificando l'invio di pubblicità mirata all'utente del servizio partendo dalla cronologia delle chiamate, probabilmente per offrire tariffe più competitive rispetto agli stessi operatori che le offrono le reti.

Non sappiamo ancora quando Google diventerà un vero e proprio MVNO e quali saranno i prezzi che applicherà, tuttavia la novità potrebbe essere imminente, anche se per molto tempo esclusiva per gli utenti d'oltreoceano.

E' di oggi la notizia secondo la quale Big G è nell'occhio del ciclone, accusata dall'Antitrust UE di abuso di posizione dominante: il futuro sarà più roseo sotto questo punto di vista? Lascio a voi la risposta.  
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giovedì 12 marzo 2015

Le nuove strategie marketing e commerciali di Big G

Ventata d'aria nuova in quel di Mountain View: oggi ha avuto inizio un processo di modernizzazione dello Store e uno svecchiamento della line-up.


Per cominciare, Google Play Dispositivi cambia nome e interfaccia grafica, allineandosi allo stile material, e diventa Google Store. Esplorando il sito, come ci suggerisce la stessa società, troviamo tuttavia anche delle novità meno gradevoli, anche se attese.

Manca infatti Nexus 5, il dispositivo Pure Google della precedente generazione caratterizzato da un prezzo di listino decisamente vantaggioso, il cui acquisto ancora oggi a distanza di più di un anno dal rilascio non sarebbe una follia.

Il Google Store è un negozio online in cui puoi avere informazioni su telefoni e tablet Android, orologi Android Wear, Chromebook, dispositivi Nest, dispositivi di streaming multimediale e accessori correlati, nonché acquistare tali dispositivi [...] In precedenza questi prodotti erano disponibili su Google Play. Ora su Google Play vengono venduti soltanto film e programmi TV, app, musica e libri di Google Play, nonché contenuti di Google Play Edicola

spiega la società in una nota ufficiale.

Google ha quindi effettuato una separazione fra il suo store per la vendita di proprietà digitali e quello per la vendita di hardware: se si vuole acquistare uno smartphone, un tablet o un qualsivoglia accessorio fra quelli della line-up di BigG, allora Google Store è lo store a cui fare riferimento, altrimenti se si vuole acquistare un'app, guardare un film o scaricare della musica, lo store a cui attingere sarà, come in precedenza, il Google Play.

Oltre alla cessazione delle vendite di Nexus 5 sui canali ufficiali, le novità sono state accompagnate dal ribasso dei prezzi di Nexus 6. In Italia lo smartphone Pure Google, l'unico a disposizione su Google Store, sarà infatti offerto a 599€ nella sua versione base da 32GB di storage integrato, che diventano 649 per il modello da 64GB. Si tratta di un prezzo ancora decisamente superiore a quello di Nexus 5, giustificabile per via del design premium del dispositivo di Motorola.
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lunedì 9 marzo 2015

Google presto fornitrice di connessione wireless

Come sapete, Google sta attuando un piano che la porterà ad essere fornitrice di connessione wireless.


Alt! Fermate gli entusiasmi. Stiamo parlando del mercato statunitense. Secondo quanto riporta il Wall Street Journal, il servizio di Google, sarà lanciato entro la fine del mese ma solo per il Nexus 6. Un esperimento, in sostanza, per poche cavie.

L'iniziativa di Google per diventare un Mobile Virtual Network Operator sembra anticipare le voci trapelate finora: non si parla più di qualche mese, bensì di settimane. 

Inoltre, pare che Big G (la fonte è attendibile, parliamo del Wall Street Journal) sfrutterà le reti di T-Mobile, Sprint oltre alle reti wi-fi disponibili. Aspettiamo di sapere come sarà il servizio dai possessori statunitensi di Nexus 6, dato che il progetto esclude persino i devices della generazione precedente (Nexu 5). 

Sempre in tema Nexus, pare che Google sia in trattative con due produttori per realizzare la nuova edizione 2015 del proprio smartphone: Lg e il vendor cinese Huawei.

Stando a iSuppli, però, Big G avrebbe già stipulato un'intesa con Huawei. Il debutto sarebbe previsto in autunno.
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lunedì 2 febbraio 2015

Presto anche su WhatsApp le chiamate vocali (ma solo per alcuni utenti!)

Quale potrebbe essere l'evoluzione naturale di WhatsApp? Dopo aver sdoganato i messaggi, ed aver introdotto i messaggi vocali, ora sembra arrivata l'ora di un nuovo servizio di chiamate vocali su connessione di rete dati.


Non è di certo una novità, dal momento che la società ha annunciato la feature ormai da parecchi mesi, tuttavia le chiamate vocali non sono ancora state lanciate ufficialmente.

Negli scorsi giorni sono emerse nuove prove provenienti dalla versione scaricabile sul sito che indicano un lancio imminente della funzione. È stato Pradnesh Patil a pubblicare una serie di screenshot e un video che mostrano le chiamate vocali in funzione su un Nexus 5 con Android Lollipop.

L'interfaccia che mostra Patil l'avevamo già vista su indiscrezioni precedenti, e prevede una schermata per le chiamate vocali separata dal servizio di messaggistica. In base a quanto rivela l'utente su Reddit, la novità è inclusa sulla nuova build 2.11.508 di WhatsApp disponibile sul sito ufficiale.


Tuttavia, anche se si installa la nuova versione, le feature delle chiamate vocali non saranno attivate per tutti gli utenti. Secondo l'utente, al momento WhatsApp ha pensato ad uno strano sistema ad inviti per cui la feature si attiverà su un dispositivo esclusivamente se questo riceve una chiamata da un altro utente (che evidentemente ha già l'accesso alla funzione). Patil ha anche aggiunto che la fonte che gli ha dato accesso alla feature ha confermato che le chiamate vocali saranno disponibili anche sulle versioni meno recenti di Android e in vari paesi sin dal lancio.

Nonostante le conferme in immagini e video, Patil rimane una fonte non ufficiale. Da fonti interne ancora tutto tace, e manca l'ufficializzazione del rilascio della novità da parte di WhatsApp.

Le chiamate vocali sul servizio erano state annunciate lo scorso anno ed erano attese per l'estate, tuttavia lo stesso Jan Koum, CEO della start-up acquisita da Facebook, aveva ammesso il ritardo dando le colpe ad alcuni problemi di natura tecnica.

Ufficialmente, le chiamate vocali su WhatsApp rimangono attese per il primo trimestre dell'anno.
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sabato 15 novembre 2014

Project Tango ora sul Play Store

Quando parliamo di Google, pensate solamente al motore di ricerca più famoso al mondo o pensate anche ai numerosi progetti ambiziosi portati avanti a Mountain View?


Il Business di Google spazia ormai da internet, passando per automobili a guida autonoma fino al raggiungimento dello spazio, per la diffusione di internet per mezzo di droni e satelliti.

Rimanendo, però, con i piedi ancorati al terreno, ma con la mente sospesa a mezz'aria, ricordiamo che la Società fondata da Larry Page e Sergej Brin, ha in serbo per il mercato consumer diversi devices portabili. Non parliamo, evidentemente, di Nexus, bensì dei più coraggiosi Project Ara e Tango.

Se del primo ci siamo già occupati varie volte, oggi focalizzeremo la nostra attenzione sul secondo. 

Vi ricordate le parole pronunciate lo scorso febbraio da Johnny Lee di Project Tango:

I sensori permettono al telefono di effettuare più di 250.000 misure 3D ogni secondo, aggiornando la posizione e l'orientamento in tempo reale e combinando tutti i dati all'interno di un singolo modello tridimensionale dello spazio che sta intorno a te.

Tango è un dispositivo in grado di avere unapercezione sensibile dello spazio, in maniera simile a quella umana.

La peculiarità del sistema di Google, arrivato finalmente su Google Play Devices, ma ancora non in vendita, è la sua efficienza: grazie alla piattaforma hardware Movidius' Myriad 1 con 2 fotocamere posteriori ed altrettanti computer vision processor, Tango è il primo sistema in grado di ottenere risultati affidabili con un consumo energetico tale da poter essere integrato su un dispositivo alimentato a batteria.

Le sue destinazioni d'uso potrebbero essere molteplici: navigazione indoor e outdoor (per utenti non vedenti o per le future auto a guida autonoma), videogiochi immersivi di realtà virtuale, riproduzione di interi ambienti in 3D.

La piattaforma tecnica su cui si basa il tablet Project Tango era già stata annunciata lo scorso mese di giugno. Sotto la scocca troviamo:

  • CPU NVIDIA Tegra K1;
  • RAM da 4 GB;
  • HDD da 128GB di storage integrato,
  • OS Android KitKat. 

Solitamente i kit di sviluppo hanno un costo decisamente elevato in relazione all'hardware integrato, tuttavia in questo caso i 1.024$ richiesti da Google non ci sembrano estremamente eccessivi, considerando anche l'esclusività di alcune componenti elettroniche integrate.

Dai un'occhiata al video per capirne un po' di più:


Per maggiori informazioni in questa pagina in cui è possibile registrarsi per sapere quando il development kit sarà proposto in vendita, comunque entro la fine dell'anno.
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giovedì 30 ottobre 2014

Motorola passa di mano: ora è cinese!

Se Facebook con le sue continue acquisizioni e i suoi continui investimenti in ricerca e sviluppo, ha messo alla prova i mercati, ricevendo peraltro una risposta non troppo rassicurante, Google ha deciso di monetizzare i propri investimenti.


Google ha, infatti, annunciato la cessione di Motorola Mobility in favore del colosso cinese Lenovo. L'operazione è stata completata.

La Società era stata acquistata da Google nel 2011, al momento della scissione di Motorola Inc, nelle due divisioni: Mobility e Solutions. 

Oggi, però, Motorola Mobility dice addio a Google, come testimonia Wikipedia che, prontamente, aggiorna il suo database: 


Il 29 gennaio 2014, Google firma un accordo con Lenovo per la cessione del 95% di Motorola Mobility che sarà acquisita per 2,91 miliardi di dollari (cifra soggetta ad alcune rettifiche) 


Infatti, la società americana apparteneva a Google, che ne ha ceduto grossa parte delle proprietà e dei brevetti. Lenovo si appropria quindi di molti brand di successo di Motorola Mobility, come Moto X, Moto G, Moto E e la serie Droid. 

La Società d'origine statunitense, opererà come società sussidiaria di proprietà di Lenovo, e la sua sede rimarrà a Chicago. Il produttore cinese diventa così proprietario di un'azienda variegata con un organico di quasi 3.500 dipendenti in tutto il mondo, di cui circa 2.800 negli USA, che sviluppano, progettano, vendono e supportano i dispositivi di Motorola.

Vengono rimodulate anche alcune delle forze in campo fra gli alti dirigenti delle due società: Liu Jun, Executive VP e President del Lenovo Mobile Business Group, diventa presidente del consiglio d'amministrazione di Motorola. Rick Osterloh, figura storica di Motorola, resterà all'interno del team in qualità di President and Chief Operating Officer di Motorola.

Il produttore statunitense continuerà ad operare nel mercato mobile con gli ultimi prodotti della line-up, fra cui Moto X, Droid Turbo, Nexus 6, e lo smartwatch Moto 360. Motorola manterrà più di 2.000 brevetti e accordi di cross license, mentre le proprietà intellettuali che resteranno a Google verranno offerte anche alla società statunitense in licenza d'uso.

Gli accordi commerciali maturati fra Google, Motorola e Lenovo sono stati valutati e avallati dalle autorità garanti per la concorrenza di Stati Uniti, Cina, Brasile, Messico e dal CFIUS.

Il prezzo totale alla data della chiusura della transazione è stato pari a circa 2,91 miliardi di dollari (salvo eventuali e possibili aggiustamenti), corrisposto parzialmente in contanti per circa 660 milioni di dollari, e in parte mediante attribuzione a Google di 750 milioni di dollari in azioni.

I rimanenti 1,5 miliardi saranno corrisposti a Google con un impegno di pagamento triennale. Lenovo ha riconosciuto a Google un ulteriore pagamento cash pari a circa 228 milioni di dollari.

L'acquisizione di Motorola Mobility fa parte di un ampio piano di Lenovo, che ha come fine ultimo il raggiungimento dei mercati relativi ai continenti più importanti. Lenovo continuerà ad operare come brand autonomo, ma con Motorola e con un nuovo marchio ufficializzato proprio di recente cercherà di entrare con più vigore nei mercati occidentali e cinese.

Questa è la quinta volta dal 2005 che Lenovo ha ottenuto l'avallo del CFIUS per l'acquisizione di un'azienda statunitense.

Il colosso cinese aggredisce prima il mercato dei notebook e ora quello mobile: "siete pronti all'invasione"?
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giovedì 16 ottobre 2014

Futura generazione Android Nexus: 6, 9 e Player

Apple lancia i suoi iPhone? Bene, Google rilancia e presenta i suoi due attesissimi dispositivi: il phablet Motorola Nexus 6 e il tablet HTC Nexus 9. Non contenta, Big G ha presentato anche Google Nexus Player, l'evoluzione di chromecast.


Ecco il tris delle meraviglie targato Mountain View; ecco i dispositivi ideali per testare il nuovo Android 5.0 Lollipop.

Iniziamo con il dire che, il nuovo OS di Google, reinterpreterà l'anima Android, non si limiterà ad aggiornare quello precedente, ma questo l'avevamo già detto.

I primi terminali a ricevere l'aggiornamento saranno, come sempre, i Nexus e i Google Play edition, compresi i Nexus 4 e i Nexus 10 (nonostante abbiano ormai superato la finestra temporale dei 18 mesi dal lancio in cui Google garantisce il pieno supporto software). Oltre a questi, naturalmente, anche Nexus 5 e tutti i Nexus 7 avranno l'update ad Android 5.0 Lollipop.



Questo si traduce con la disponibilità di Android "puro" su un ventaglio di dispositivi particolarmente eterogeneo, a partire dai 4,7" di Nexus 4 per arrivare ai 10" di Nexus 10, passando per tagli da 5, 6, 7, 9 pollici. La scelta è praticamente vastissima, ed incontra anche le esigenze degli sviluppatori che vedono nei terminali Nexus i migliori reference possibili su cui effettuare i test delle app in sviluppo.

Non sono attualmente note le date esatte per il rilascio. Google ha specificato che l'aggiornamento ad Android 5.0 Lollipop arriverà sui Nexus "nelle prossime settimane", senza fornire ulteriori dettagli.

Non è tardato ad arrivare l'annuncio di Motorola, società che si è mostrata decisamente solerte in quanto ad aggiornamenti negli ultimi anni. Nel comunicato di presentazione di Motorola Nexus 6, il colosso americano rilevato di recente da Lenovo ha annunciato quali dispositivi riceveranno Android 5.0 Lollipop. Li riportiamo di seguito.

    • Moto X (prima e seconda generazione)
    • Moto G (prima e seconda generazione)
    • Moto G LTE
    • Moto E
    • Droid Ultra
    • Droid Maxx
    • Droid Mini

Nexus 6

Il nuovo phablet Motorola è sostanzialmente un grosso Moto X, ma è dotato di uno schermo 2K da 5.96", un processore Snapdragon 805, 3GB di RAM e 32GB di storage interno (ma ce n'è anche una versione da 64GB).

Il dispositivo pesa circa 180 grammi ed è spesso 10 mm, cosa che lo rende uno dei phablet più sottili in commercio. Rientra nella famiglia dei device che si ricaricano wireless ed è alimentato da una batteria da 3.220 mAh supportata dal Turbo Charger di Motorola che consente un'autonomia di 6 ore dopo appena 15 minuti di ricarica.



Google mantiene gli stessi doppi altoparlanti, lo chassis in alluminio e il flash ad anello sul retro. La fotocamera è da 13 megapixel (da 2 quella frontale), come sul telefono di Motorola, ma con stabilizzatore ottico di immagini per avere foto migliori in caso di scarsa luminosità e in HDR+. La stessa specifica presente sia su Galaxy Note 4, iPhone 6 Plus, il che significa che è diventato imprescindibile, per i dispositivi di quel rango.

Motorola ha fatto sapere che il phablet arriverà in due colori: Midnight Blue e Cloud White. Si potrà prenotare (negli States) dal 29 ottobre a 650 dollari per la versione da 32GB e 700 per quella da 64, ma le spedizioni inizieranno a Novembre.

Nexus 9

Anche l'attesissimo e chiacchieratissimo phablet da 6" ha fatto il suo esordio, e coincide con il ritorno di HTC nel segmento dei tablet. E' un Pure Google è dotato di un display da 8,9" a risoluzione 2048x1536 con aspect-ratio di 4:3, proprio come iPad. Il design è molto curato e minimalista.


Sotto la scocca troviamo probabilmente quello che è il migliore hardware disponibile su mobile: il cuore pulsante del sistema è il SoC Tegra K1 di NVIDIA, con doppia CPU Denver da 2,3GHz, GPU con architettura Kepler e 2GB di RAM LPDDR3.

Le due fotocamere sono da 8 e 1,6 MP, fra cui solo quella posteriore ha un flash a LED ed è dotata di auto-focus. Da 6.700mAh la batteria, chiamata ad alimentare l'hardware che abbiamo menzionato e i due altoparlanti stereo Boomsound disposti sulla superficie frontale.

Il tablet utilizza le tecnologia MIMO 2x2 per il controller di rete, che supporta il protocollo Wi-Fi 802.11ac. Il peso della soluzione è di 425g.

Sul fronte dei prezzi nessuna piacevole sorpresa: Google affronta il mercato con proposte di qualità quest'anno, e prezzi relativamente paragonabili ai produttori più blasonati dei vari settori.

Nexus 9 sarà venduto a 389€ per la variante da 16GB, che diventano 479 per il modello da 32GB e 599€ per il top di gamma da 32GB con supporto alle reti LTE.

Nexus 9 sarà disponibile per la prenotazione dal 17 ottobre, e nei negozi a partire dal 3 novembre, insieme alla tastiera Folio con "tasti meccanici da viaggio" installabile rapidamente grazie a NFC e ai supporti magnetici.

Google lo ha annunciato durante la presentazione dei nuovi Nexus 9 e Nexus 6, definendolo proprio come "il dispositivo di gioco Android di riferimento". Si va a piazzare nella stessa fascia di mercato di Amazon Fire TV e permetterà di fare lo streaming di video, app e videogiochi.

Google Nexus Player

Se gli utenti lamentavano le limitate capacità di Chromecast, A Santa Clara devono aver pensato: come sfruttare a pieno il potenziale di Chromecast? La risposta è Google Nexus Player, ovvero il device progettato da Asus (che ha curato anche il gamepad).



Si presenta come un disco nero accompagnato da un telecomando capace di riconoscere anche i comandi vocali (in stile Google Now!).

E' facilmente collegabile al proprio televisore e permette agli utenti di connettersi a tutte le applicazioni del Google Play attraverso un'interfaccia di tipo Android TV disegnata per l'occorrenza.

Gli utenti possono anche trasmettere contenuti provenienti da tablet, PC e altri dispositivi usando un processo similare a quello del dongle Chromecast. Come il Fire TV (made in Amazon), inoltre, è dotato di un gamepad dedicato con due stick analogici e quattro pulsanti dorsali, che verrà venduto anche separatamente a $39.99.

All'interno del set-top-box si trova un processore quad-core Intel Atom operante alla frequenza di 1.8GHz. È contemplato il supporto 802.11ac 2x2 (MIMO) WiFi e non manca l'uscita HDMI.

Anche Androi Nexus Player, come anticipato, sfrutterà il nuovo OS Android (Android Lollipop).

Chi risiede nel Nord America potrà iniziare a pre-ordinare il dispositivo dalla giornata di domani, mentre per tutti gli altri, le consegne inizieranno il 3 novembre. Per noi europei, attendiamo un comunicato ufficiale, per ora dovremo stare a guardare.

Il dispositivo, che avrà un costo al pubblico di $99.99.
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martedì 16 settembre 2014

Sui nuovi iPhone 6, chip NFC abilitato solo per i pagamenti Apple Pay

Fra le tante novità annunciate durante l'ultimo evento Apple è stato presentato anche un nuovo sistema di pagamento, basato sulla tecnologia NFC.


Finalmente, aggiungiamo noi, anche il brand della mela si è adeguata alla concorrenza anche se, come di consueto, a Cupertino ci vogliono mettere del loro. 

Ovviamente, ancora una volta, Apple preferisce limitare l'usabilità dei propri terminali, chiudendo il proprio sistema operativo, infatti, il chip e l'antenna NFC presente su iPhone 6 sono bloccati ed è permesso l'uso, esclusivamente per i pagamenti mobili e nient'altro.

Chi sperava che l'integrazione di un chip NFC avrebbe portato iPhone 6 pienamente ai livelli di un Nexus del 2012 sbagliava per almeno una ragione: l'NFC di Apple non supporta neppure la metà delle feature previste normalmente dalla concorrenza.

E qui, forse hanno ragione coloro i quali si sono presi la briga di sbeffeggiare il nuovo melafonino.




È uno dei tormentoni fondamentali della diatriba Android-iOS: ogni volta che qualcuno ci chiede di inviare un contatto o una foto tramite Bluetooth, ci tocca rispondere imbarazzati che non possiamo farlo, perché mamma Apple ha impedito tale funzionalità; su iPhone e iPad, il Bluetooth si usa solo per la navigazione e lo streaming audio, il resto è taboo.

E stessa storia per il Touch ID lanciato l'anno scorso con iPhone 5s. Fino a poco tempo fa si poteva usare esclusivamente per gli acquisti su iTunes Store e per lo sblocco del dispositivo; poi, per fortuna, al WWDC è stato annunciato il cambio di rotta, e ora tutti gli sviluppatori possono accedere alle funzionalità avanzate del sensore di impronte digitali e sostituire definitivamente le password alfanumeriche.

Coerentemente con la corrente seguita finora, anche il chip e l'antenna NFC presenti su iPhone 6 soffriranno di limitazioni analoghe. Insomma, per il momento dimenticate pure il pairing degli speaker, l'interattività dei tag NFC, gli impieghi in domotica e qualunque altra diavoleria vi venga in mente. La conferma arriva da un portavoce Apple:

In una intervista mail [...], un portavoce Apple ha confermato che il chip NFC di iPhone 6 e iPhone 6 Plus è destinato esclusivamente ad Apple Pay. Come per il Touch ID su iPhone 5s, Apple sta tenendo NFC lontano dagli sviluppatori, almeno per questo primo anno. [...] Diversamente dal Touch ID, tuttavia, non troverete alcun materiale di marketing per promuovere NFC come una delle feature principali; sarà solo una componente di Apple Pay.

Come sicuramente saprete, Apple Pay è il nuovo sistema di pagamenti mobili della mela che intende mandare in pensione contanti e carta di credito, rendendo l'acquisto di beni e servizi semplice come un clic; per procedere ad un pagamento, basta sfiorare il Touch ID col dito, attendere qualche secondo e il gioco è fatto, tra l'altro nel pieno rispetto della privacy dell'utente.

Il servizio verrà lanciato ad ottobre negli USA sotto forma di aggiornamento gratuito ad iOS 8, e sarà inizialmente disponibile almeno in 220.000 punti vendita che hanno già aderito all'iniziativa.

Ovviamente, a Cupertino non piace essere in pace con l'universo dell'elettronica, infatti, non ha fatto a tempo a presentare il suo nuovo sistema di pagamento che, si è inimicato il primo competitor.

Neanche il tempo di vedere la nuova funzionalità di iOS 8 all'opera, che PayPal ha già deciso di costruire la propria barriera difensiva contro Apple Pay, comprando una pagina sul San Francisco Chronicle di ieri, dov'è apparsa la seguente scritta:


Noi, la gente, vogliamo che i nostri soldi siano più sicuri dei nostri selfie."



Il riferimento va chiaramente al fattaccio battezzato col nome di The Fappening e alle foto delle celebrità finite online, attraverso l'appropriamento indebito da parte di alcuni hacker tramite la piattaforma iCloud.


Ad ogni modo, consapevole di avere tutti gli occhi puntati addosso, Apple ha già fatto sapere che per Apple Pay introdurrà un sistema di sicurezza basato, come già detto, su Touch ID, con numeri a 16 cifre generati dinamicamente per ogni transazione in sostituzione di quelli reali delle carte di credito memorizzate all'interno della sua piattaforma.
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martedì 2 settembre 2014

Android One all'evento indiano by Google

Sembra ufficiale, sono stati inviati gli inviti per un evento che Google terrà in India il prossimo 15 settembre, il cui protagonista sarà, nientepopodimeno che... Android One!


Per chi ancora non la conoscesse, si tratta della piattaforma pensata per i mercati emergenti, e di cui probabilmente sapremo di più a partire dal prossimo 15 settembre, in occasione dell'evento indiano.

Android One è simile al progetto Nexus, ma sviluppato intorno alle esigenze e alle possibilità dei mercati emergenti. Proprio come con i dispositivi Nexus, Google delegherà la produzione dell'hardware a società esterne già consolidate all'interno dei vari mercati, occupandosi invece del comparto software anche per quanto concerne gli aggiornamenti nel corso del tempo.

Micromax, Spice e Karbonn sono tra i produttori indiani aderenti al programma, ed avranno grossi vantaggi dalla partnership con Google dal punto di vista dell'immagine, ma solo a patto di sottostare alle condizioni imposte dal colosso statunitense.

I devices avranno un valore inferiore ai 100$ (o solo leggermente superiore) in mercati emergenti, Google punta ad aumentare considerevolmente la base d'utenza del proprio Android, una piattaforma che già detiene una fetta di mercato più che consistente a livello globale.

Non sia mai che BigG voglia profittare sulla singola unità venduta, non è e non è mai stata la strategia dei vertici di Santa Clara.

Proprio perché la fonte principale di reddito deriva dall'uso dei propri servizi web, ancora una volta, la strada presa da Google sembra coerente con la filosofia insita nel proprio brand.

Le voci circolate fino ad ora, parlano di una piattaforma hardware basata su un display da 4,5" a risoluzione qHD, 1GB di RAM, processori Qualcomm dual-core, fotocamere da minimo 5 megapixel e supporto al dual-SIM.


La dicitura "Block your date" utilizzata negli inviti potrebbe definire la presenza anche di un altro importante progetto di Google, Ara, lo smartphone modulare.

Tuttavia la località e il periodo scelti dalla società per l'evento (a ridosso del lancio commerciale del progetto previsto a settembre o ad ottobre) fa pensare che il protagonista indiscusso sarà proprio Android One.

Ma non ci rimane che attendere ancora qualche giorno...
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mercoledì 23 luglio 2014

Selfie-Phone, Nexus e WP nel futuro HTC

Nonostante HTC sia riuscita a raggiungere il break even, e sia tornata ad un bilancio in positivo, nell'arco del secondo trimestre del 2014 (dopo oltre un anno), la Società taiwanese è in cerca di nuovi investimenti, di nuovi progetti ambiziosi e appetibili ai numerosi utenti, desiderosi di gadget elettronici.


Nonostante l'esploit della Società taiwanese, tornata in positivo solamente nel secondo trimestre 2014 (dopo oltre un anno), da imputare soprattutto al successo del proprio top di gamma One (M8), i risultati complessivi della società restano ancora incerti. Sono infatti numerosi i tentativi fallimentari, intrapresi per cercare di uscire dal periodo di crisi che perdura ormai da anni.

Ora è in cerca del cambio di passo, soprattutto alla luce del fatto che, la concorrenza non è rimasta certo a guardare e ha, da qualche tempo, sondato il terreno fertile del mondo dei dispositivi indossabili. Come agire?

La compagnia di Taiwan ci ha provato in passato con il rilascio di top di gamma di qualità e con dispositivi di fascia media, attraverso strategie di mercato ben mirate. Secondo il Taipei Times, tuttavia, HTC potrebbe cambiare registro per il futuro, annunciando nei prossimi sei mesi una serie di dispositivi diversi in modo da capire l'accoglienza del mercato su fronti diversi.

Fra questi, troviamo uno smartphone noto con il nome in codice "Eye", della nuova categoria dei "selfie phone", con una fotocamera frontale di particolare pregio. Il device sarà annunciato negli Stati Uniti entro la fine dell'anno, presumibilmente nel quarto trimestre. Per il prossimo futuro è invece atteso HTC Butterfly 2, che ha già ottenuto varie certificazioni, e Nexus 9, conosciuto come Flounder e Volantis, di cui anche @evleaks ha più volte parlato di rilascio imminente.

HTC potrebbe entrare presto anche nel mercato dei Windows Phone 8, con un dispositivo che secondo il media asiatico potrebbe venire chiamato HTC W8. Lo smartphone potrebbe essere una versione di One M8 con il sistema operativo mobile di Microsoft, con lo stesso hardware e lo stesso design in alluminio unibody del top di gamma.

HTC W8 (non sappiamo se verrà confermato questo nome, un po' ambiguo se letto in lingua inglese) potrebbe essere annunciato ufficialmente nei prossimi mesi. Da HTC ci si attende anche uno smartwatch con Android Wear. Al momento non è semplice riuscire a prevedere il successo dei diversi terminali citati dal Taipei Times, e come questi possano riuscire ad alimentare i profitti del produttore.

Puntare su nuove famiglie di prodotti è naturalmente un azzardo, mentre cercare di creare seri profitti con un dispositivo Nexus è sostanzialmente impossibile (già la prima esperienza è servita da lezione).

La mancanza di un eventuale One M8 Prime, il diretto concorrente dell'altrettanto misterioso Galaxy S5 Prime, è un solo una dimenticanza della testata giornalistica di Taipei, oppure indica l'intenzione di HTC, di rinunciare a certe fette di mercato, già occupate dalle rivali di sempre?
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sabato 28 giugno 2014

Android L mette la freccia e sorpassa Android KitKat: ecco il confronto grafico

Come tutti saprete, durante la Google I/O conference 2014 di mercoledì scorso, Google , tra le tantissime novità, ha presentato al mondo intero il nuovo sistema operativo per smartphone e table: Android L.


Molte le novità rispetto a KitKat, in primis la vocazione al design e all'estetica minimal. Le parole chiave usate durante il Keynote, per definire la nuova veste grafica dell'OS, sono state proprio material design: il nuovo design di Android L, infatti, coinvolge anche le animazioni e la fluidità di sistema.

La nuova versione dell'OS Android presenta una nuova interfaccia grafica del tutto ridisegnata, ed anche le app native vengono riproposte con una connotazione estetica più coerente con il resto del nuovo design.

Il sistema operativo diventa ancora più piatto e con colori più vivaci, accostandosi al minimalismo importato da Windows Phone sul settore mobile. La nuova versione utilizza nuove animazioni e una riproduzione "tridimensionale" per mezzo di ombre calcolate in tempo reale per offrire maggiore profondità e "realismo materiale" alle schermate, altrimenti estremamente stilizzate.
PhoneArena ha proposto una serie di immagini comparative fra le nuove schermate di Android L e le relative di KitKat, mostrando in maniera evidente l'impatto del nuovo aggiornamento dal punto di vista estetico.













La nuova interfaccia introdurrà numerose funzionalità aggiuntive come notifiche disponibili anche sulla schermata di blocco, una nuova gestione delle notifiche in finestre pop-up, nuova schermata delle app recenti, una nuova tastiera (già disponibile su Play Store per i dispositivi KitKat, anche se non rilasciata da Google), e molto altro.

Inoltre, dando un'occhiata al changelog ufficiale integrale rilasciato da Android Central, balzano all'ochio numerose migliorie che il futuro OS Android L (presto disponibile in versione Developer Preview per alcuni dispositivi Nexus) porterà in dote, a dispetto del padre naturale Android KitKat.

Le novità introdotte da Google in Android L sono le seguenti:

  • Nuove API per la modalità Burst della fotocamera (scatto rapido)
  • Codec H.265
  • NDK media APIs TV input framework
  • Patch per la latenza dell’audio durante la registrazione
  • Migliorata AV Sync
  • Audio USB
  • Supporto per i comandi tramite hotword a dispositivi di cast (tipo Chromecast)
  • ART di default
  • Supporto all’ambiente a 64-bit
  • Project Volta
  • Migliorate le statistiche della batteria con aggiunta di tempo previsto rimanente
  • Storico della batteria
  • Tempo necessario per ricaricare il dispositivo nella lockscreen
  • JobScheduler
  • Multi-network
  • Supporto al Bluetooth 4.1
  • Supporto modalità Bluetooth Low Energy sia centrale che periferica
  • HFP 1.6 SAP
  • Multi HFP
  • Mappa delle Email
  • Supporto Open GL ES 3.1 ed Android Extension Pack
  • Sblocco personale
  • Enterprise
  • Obbligo da parte degli sviluppatori ad utilizzare le linee guida di Google
  • Nuova interfaccia per il Multi-tasking
  • Notifiche nella lockscreen
  • Notifiche heads Up
  • Modalità “Non disturbare”
  • Nuovi Quick Settings
  • Blocco rotazione del dispositivo
  • Migliorato il supporto ai controller per giochi
  • Possibilità di bloccare la rotazione del display Inversione colore
  • Correzione dello spazio di colori
  • Sottotitoli Migliorato il rendering del testo
  • Nuovo tema
  • Nuove transizioni tra activity
  • Vista ombreggiatura
  • Vista in rialzo
  • RecycleView
  • CardView
  • Path animations
  • Estrattore colore
Come già anticipato, Android L verrà messo presto disponibile in versione Developer Preview per alcuni dispositivi Nexus, non ci rimane che rinviare l'appuntamento per nuovi aggiornamenti.
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